G7 agricoltura: investiamo sulle donne

Alla vigilia del G7 agricoltura un appello ai leader europei perché investano nel sostenere i piccoli agricoltori, soprattutto donne, nell’affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Tutti i dati nel rapporto Finanziare le donne in campo.

L’80% del cibo a livello mondiale è prodotto da aziende a conduzione familiare e l’agricoltura di piccola scala rappresenta un elemento chiave delle economie dei paesi in via di sviluppo. Ma questi piccoli agricoltori sono anche i più esposti agli affetti dei cambiamenti climatici. 

Eventi climatici estremi quali siccità o alluvioni hanno una conseguenza diretta sull’aumento della fame nel mondo, che nel 2016 ha colpito 38 milioni di persone in più, per la prima volta dopo 10 anni. Non solo mettono direttamente in pericolo la vita, ma distruggendo terre e raccolti contribuiscono all’aumento dei prezzi del cibo, minando ogni forma di sostentamento.

Per realizzare l’obiettivo di eliminare la fame entro il 2030, a livello globale – così come definito dalle Nazioni Unite – i paesi poveri e i paesi donatori avranno bisogno di aggiungere alla loro spesa pubblica, 11 miliardi di dollari in più all’anno. Per questo occorre:

  • Finanziare i piccoli agricoltori. L’accordo sui cambiamenti climatici di Parigi stabilisce che gli stanziamenti dei paesi donatori dovrebbero raggiungere i 100 miliardi entro il 2020.  Ma i finanziamenti e gli aiuti sono ancora insufficienti per consentire agli agricoltori di piccola scala di adattarsi e resistere al clima che cambia.
  • Investire sulla lotta ai cambiamenti climatici. Per l’adattamento ai cambiamenti climatici, i paesi in via di sviluppo potrebbero dover affrontare, entro il 2030, costi che oscillano tra i 140 e i 300 miliardi di dollari all’anno. Ad oggi però i finanziamenti multilaterali stanziati negli ultimi anni ammontano a soli 345 milioni di dollari.
  • Investire sulle donne. Investire sulle piccole agricoltrici può ridurre la fame del 17%. Le donne producono il 20-30% in meno e con salari più bassi, seppur il loro lavoro in agricoltura rappresenti il 43% della produzione nei paesi in via di sviluppo. Eppure se questo divario venisse riequilibrato, si potrebbe generare un aumento sostanziale della produzione agricola, riducendo la fame a livello globale del 17%. Garantendo così un adeguato accesso al cibo a 150 milioni di persone in più.
 
 

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